alimentazione, salute

Cereali o pseudo-cereali senza glutine.

Il glutine è un complesso proteico presente in alcuni cereali: frumento, segale, kamut, orzo, farro, spelta, tricale. Una frazione proteica del glutine che nel frumento si chiama gliadina è responsabile in alcuni individui di fenomeni di sensibilità ed in altri di una sindrome  denominata celiachia.

Sensibilità al glutine

La sensibilità al glutine è una condizione più frequente di quanto si pensi e molte volte non viene diagnosticata per quello che è, ma piuttosto come sindrome da intestino irritabile. I sintomi sono caratterizzati da irritazione intestinale accompagnata da cefalea, nausea, spossatezza e dolori muscolari.
Diagnosi: attualmente l’unico modo per capire se una persona è sensibile al glutine è prescrivere una dieta in cui vengono esclusi tutti gli alimenti contenenti glutine.
Si valuta in questo modo se si ha una remissione dei sintomi e, se questo avviene, si reintroducono progressivamente gli alimenti contenenti glutine. Qualora si dovessero ripresentare i vecchi sintomi allora si può fare diagnosi di sensibilità al glutine.

Celiachia


La celiachia è una malattia autoimmune che interessa l’intestino tenue, colpisce nella maggior parte dei casi pazienti con una predisposizione genetica all’intolleranza permanente al glutine.
L’ingestione di alimenti contenenti glutine causa nell’individuo predisposto un’eccessiva risposta immunitaria che va a colpire i villi dell’intestino tenue deputati all’assorbimento dei nutrienti. Questo porta ad un loro appiattimento con grossi problemi di assorbimento e conseguenti gravi ripercussioni sullo stato di salute. I sintomi sono anemia da carenza di minerali (ferro) o di vitamine (B12, acido folico), osteoporosi precoce per ridotto assorbimento di calcio, afte a livello della bocca e dermatite erpetiforme, cefalea, debolezza, problemi di natura psicologica, gonfiore addominale, colite, flatulenza, diarrea intermittente, crampi.
Diagnosi: e’ molto importante fare diagnosi precoce della malattia, in quanto la progressiva distruzione dei villi intestinali può portare a situazioni di estrema gravità come arresto della crescita, infertilità, ipotiroidismo, diabete e tumori all’intestino.
La diagnosi si basa sulla ricerca sierologica dei seguenti anticorpi AGA ( anticorpi anti-gliadina di classe IgA e IgG ), gli EMA ( anticorpi anti-endomisio di classe IgA ), e i tTG ( anticorpi anti-transglutaminasi tissutale di classe IgA ).

Cereali o pseudo-cereali senza glutine

  • Riso integrale

Del riso integrale ne parleremo in un altro articolo in cui vedremo il perchè è da preferire nella forma integrale. La sua ricchezza di nutrienti ne fa un alimento ottimo per una sana dieta ed è perfetto per i celiaci.

  • Miglio Integrale

Le proprietà del miglio le vedremo in un prossimo in questo blog, per ora sappiate che contiene più proteine del frumento, è fonte di vitamine del gruppo B ed essendo integrale è ricco di fibre.

  • Quinoa
Chicchi di quinoa

E’  una pianta erbacea che viene scambiata per un cereale in quanto dà dei chicchi che la fanno assomigliare a questa categoria.
Contiene tutti gli aminoacidi essenziali e il suo contenuto proteico è maggiore rispetto a riso e miglio.
E’ ricca di minerali, vitamine B2, C, E.

  • Grano saraceno

Anche il grano saraceno è una pianta erbacea, viene coltivato per ricavarne farina ad uso alimentare.
Contiene  minerali, vitamine del gruppo B ( B1, B2, B3, B5, B6 ) e vitamina E. Sono presenti anche proteine ad alto valore biologico.

  • Amaranto

E’ una pianta appartenente alla famiglia delle graminacee, originaria del centro America.
E’ ricco di proteine con alto valore biologico, soprattutto di lisina, che di solito è carente in quasi tutti i cereali.
Contiene minerali , vitamine del gruppo B e vit.C.

alimentazione, salute

La cellulite

La cellulite (pannicolopatia edemato-fibro-sclerotica) è un fenomeno molto frequente nelle donne. 
E’ da considerare una vera e propria patologia dovuta ad un’alterazione dell’ipoderma, parte del sottocute ricca di cellule adipose.

La cellulite è piu’ frequente nelle donne

Questo tessuto è sempre in attività e il suo metabolismo è influenzato dal bilancio calorico.
Quando il bilancio calorico è negativo scioglie i grassi (lipolisi), quando è positivo diventa un deposito di grassi.

L’attività metabolica dell’ipoderma funziona in modo ottimale quando si ha una buona microcircolazione (venosa e linfatica) in quanto questa può  svolgere meglio l’azione di assorbire i grassi in caso di eccesso o rimetterli in circolo in caso di carenza.

Alla base della cellulite c’è una infiammazione, con progressiva alterazione del microcircolo a livello dell’ipoderma e una conseguente perdita di funzionalità.

Caratteristico è l’andamento per gradi, che possiamo così riassumere:  

  • Edema, con ristagno di liquidi in particolare a livello delle caviglie, polpacci e braccia. La pelle diventa morbida e poco elastica.
  • Fibrosi del tessuto connettivo che ingloba le cellule adipose, le quali non riescono più a svolgere le loro azioni metaboliche. Si formano tanti piccolissimi micronoduli  provocando la cosiddetta “buccia d’arancia” tanto temuta dalle donne.
  • Sclerosi, la situazione estrema, in cui si ha la formazione di noduli dolenti.

Quali possono essere le situazioni che possono interferire negativamente sul microcircolo:
A parte fattori i primari come sesso (nelle donne e’ più frequente rispetto all’uomo), razza (le popolazioni bianche sono più soggette) e familiarità, esistono fattori secondari:

– Sedentarietà 
– Alterazioni ormonali (eccesso di estrogeni)
– Alterazioni vascolari
– Stress e fumo (aggravanti)
– Patologie epatiche
– Scorretta alimentazione (ricca di calorie e sodio)

Come contrastare la cellulite

L’attività fisica è importante per la prevenzione di tutte le patologie.
Nello specifico caso della cellulite la bicicletta o la camminata veloce sono le migliori 
attività in quanto si bruciano tante calorie, migliora la tonicità muscolare nelle gambe (l’aumento della massa muscolare rende le gambe più toniche e sode distendendo la pelle e rendendo meno evidente la cellulite), sono poco traumatiche e danno grandi benefici alla circolazione sanguigna.
Per avere effetti positivi bisognerebbe fare attività fisica almeno 3/4 giorni la settimana per almeno un’ora.

L’alimentazione è importante se si vuole ridurre al minimo i problemi della cellulite.
Il primo motivo è che se si rimane magri e tonici gli inestetismi della cellulite vengono ridotti al minimo.
Come ho già detto è inutile fare diete ipocaloriche, o le diete del momento.
Se si vuole perdere peso per sempre bisogna  rieducare il metabolismo e modificare il comportamento alimentare, in questo modo si avrà un dimagrimento graduale e duraturo con perdita di grassi e mantenimento della massa magra.  
Il secondo motivo e’ che la cellulite è caratterizzata da ritenzione idrica, quindi bisogna cercare di avere un’alimentazione poco salata, povera di sodio.
Ecco alcuni consigli:
. Salare il meno possibile gli alimenti.
. Evitare alimenti conservati sotto sale.
. Limitare formaggi stagionati.
. Limitare gli insaccati.
. Evitare gli snaks salati (patatine , noccioline, ecc.)
. Preferire alimenti ricchi di potassio ( minerale che favorisce la diuresi)

  • Bere molta acqua durante la giornata

Questa e’ una cosa importantissima, per favorire l’eliminazione dei liquidi e delle scorie del nostro metabolismo. Bere almeno 2 litri di acqua al giorno è utilissimo in genere per il benessere fisico.

alimentazione, salute

Il pomodoro

Vari tipi di pomodori

Il pomodoro è  considerato l’ortaggio principale nella cucina italiana, non c’è orto in cui non viene coltivato.Rappresenta uno degli alimenti più rappresentativi della dieta mediterranea.Il mese migliore per la raccolta del pomodoro è agosto, dove il sole caldo e le scarse precipitazioni lo rendono maturo, profumato e dolce al palato.

In Italia se ne coltivano diversi tipi, i più conosciuti sono :

  • Ciliegino  (insalate)
  • Tondo  (insalate)
  • Grinzoso  (insalata e sughi)
  • Cuore di bue  (insalata)
  • San Marzano  (conserve e passate)

Il pomodoro è un alimento naturale e quindi lo classifichiamo tra i cibi amici della salute.

Proprietà nutrizionali:

Nel pomodoro è presente acqua (94%), carboidrati (3%), proteine (1,2%), fibre (1%), grassi (0,2%).Abbiamo inoltre un buon apporto di vitamine del gruppo A e B, vitamina C, E, K, PP, sostanze antiossidanti, sali minerali (ferro, calcio, selenio, zinco, boro, iodio, magnesio, manganese, potassio). E’ ideale per chi pratica attività sportiva perché, grazie soprattutto alla ricchezza di potassio, previene i crampi muscolari.


Proprietà benefiche

  • Proprietà dimagranti: il pomodoro per 100gr. apporta soltanto 17 kcal. Quindi è ideale per le persone in sovrappeso.
  • Proprietà anti-tumorali e anti-invecchiamento: il pomodoro è ricco di sostanze antiossidanti, in particolare di licopene ( la cottura ne aumenta la biodisponibilità) che come tutti gli antiossidanti combatte i radicali liberi che tendono a danneggiare le cellule. Sempre grazie al licopene  ha un azione protettiva contro le malattie degenerative legate al processo di invecchiamento.
  • Proprietà digestive: le fibre contenute nella buccia favoriscono il buon funzionamento dell’intestino.
  • Proprietà anti-ipertensiva: essendo un ortaggio povero di sale è un ottimo alimento per chi soffre di ipertensione.
  • Proprietà diuretiche: per il suo elevato contenuto di acqua il pomodoro favorisce la diuresi, quindi l’eliminazione dei liquidi in eccesso.

Contoindicazioni Abbiamo visto le straordinarie proprietà benefiche di questo ortaggio, esistono però alcune controindicazioni.Il pomodoro è infatti non é indicato nei pazienti con reflusso gastro-esofageo e per chi soffre di acidità gastrica.Inoltre essendo ricco di istamina, può dare reazioni allergiche.Per il contenuto di proteine allergizzanti può dare problemi di intolleranza.
A parte queste controindicazioni, il pomodoro rappresenta un alimento da includere tra gli amici per la nostra salute.

Coltivazione

Il pomodoro é una pianta perenne che alle nostre latitudini viene coltivata come annuale. 
E’ stata importata in Europa dagli Spagnoli nel XVI secolo, inizialmente come pianta ornamentale, in seguito coltivata per i frutti commestibili.

Pianta di pomodori a grappolo

Il clima di coltivazione ideale é temperato caldo, non tollera bene il freddo ma anche i climi troppo aridi.
Necessita di terreno ricco di sostanza organica.

Preparazione del terreno:

L’ideale é preparare il terreno qualche mese prima, in genere nell’autunno precedente, vangando fino a 30- 40 cm di profondità e concimando con letame o stallatico in pellets e concime fosfo-potassico,come cenere di legno.
Il terreno così preparato va lasciato riposare fino alla primavera per permettere la fermentazione del letame.

Semina e trapianto:
Se si parte dal seme, il periodo migliore é l’arrivo della stagione primaverile. Si può seminare in semenzai o subito in piena terra. Le piantine in genere fanno la loro comparsa nell’arco di 2 settimane. Occorre scegliere le migliori con la procedura di diradamento.
E’ importante tenere sempre umido il terreno, inizialmente con uno spruzzino e in seguito, quando le piantine sono sufficientemente grandi, con un innaffiatore dotato di doccetta.
Quando le piantine hanno raggiunto un’altezza di 20-25 cm, si possono trapiantare in piena terra, nel numero di 3-4 per metro quadro. In genere vengono posizionate in filari distanti fra loro 80-100 cm, con uno spazio fra una piantina e l’altra di 30-60 cm.
Se si comprano le piante direttamente dal vivaio, vanno interrate con le stesse modalità viste sopra.

Irrigazione:
La pianta di pomodoro va irrigata in abbondanza e regolarmente. In genere bastano 2-3 volte la settimana, innaffiando la mattina presto o la sera tardi, avendo l’accuratezza di non bagnare le foglie, per evitare lo sviluppo di malattie fungine della pianta.

Potatura:
E’ importante effettuarla per ottenere un giusto equilibrio fra la parte vegetante e quella produttiva della pianta. Consiste in:

  • Sfemminellatura, eliminazione dei nuovi getti presenti all’ascella delle foglie
  • Eliminazione dei rami alla base, cioè di quelli più vicini al terreno
  • Cimatura del germoglio apicale (facoltativa), intervenendo oltre il 4°palco di branche.

Tutte queste operazioni hanno lo scopo di ridurre la crescita della parte fogliare della pianta e favorire la produzione di frutti.

Le piante di pomodoro devono essere legate a sostegni, predisposti nel terreno al momento del trapianto. La pianta viene legata a questi elementi mammano che cresce con dei legacci in rafia o di plastica, curandosi di non stringerli mai troppo ai rami.

La maturazione dei pomodori avviene nell’arco di 2 mesi a partire dal trapianto delle piantine. I frutti vanno lasciati maturare sulla pianta e si possono raccogliere in più riprese, quando assumono un bel colore rosso.

Il pomodoro si presta molto bene anche alla coltivazione in vaso, essendo così una delle principali colture di un’orto sul terrazzo di casa.
Vanno usati vasi larghi e profondi almeno 30 cm. Le modalità di coltivazione sono le stesse  viste in precedenza. 
Esistono delle varietà di pomodoro più adatte alla coltivazione nei vasi, come:

  • “Principe Borghese”, varietà semi nana che produce tanti frutti dolcissimi
  • “Pepe” e “Small Fry”, con frutti grossi a grappolo
  • “Big Rio”, che dà frutti a forma di uovo ed é particolarmente adatta a climi umidi.

Insomma, possiamo coltivare pomodori senza troppa fatica a casa nostra, nel giardino o sul terrazzo.. Perché privarci di questo benefico e gustoso ortaggio?

alimentazione, salute

Il riso nero Venere

Riso nero con verdure

Il riso nero Venere, è una varietà di riso integrale, così chiamata per il suo caratteristico colore nero dovuto ai pigmenti prodotti dalla pianta. Questa varietà di riso, ottenuta con tecniche non biotecnologiche, è stata brevettata da SA.PI.SE., cioè dalla Sardo Piemontese Sementi e nasce nella Pianura Padana.
E’ stato messo a punto da un ibridatore cinese residente nel vercellese a partire da un riso di origine asiatica.
Il risultato é un prodotto con le stesse proprietà del Riso nero cinese, che esiste in Cina già da molto tempo. Nell’antichità, veniva chiamato “Riso degli Imperatori”, per le sue proprietà nutrizionali.

Questo riso, tuttavia, era raro e per questo motivo anche costoso. Dopo pochi anni, ilRiso Nero italiano riesce ad assumere caratteristiche durevoli dal punto di vista della forma e viene chiamato riso Venere, dal nome della Dea dell’Amore. Si dice che abbia preso questo nome perchè si presume possieda proprietà afrodisiache.

E’ idoneo a qualsiasi tipo di alimentazione e, secondo studi effettuati recentemente, ha un grande potere anticancerogeno.
La sua pigmentazione e il suo aroma sono naturali, grazie all’elevatissima quantità di antociani in esso contenuta. Gli antociani sono sostanze vegetali (presenti anche, come abbiamo visto, nei frutti di colore blu – viola) che, oltre a donare al riso il tipico colore nero che lo contraddistingue, hanno il potere di catturare i radicali liberi evitando inoltre l’ossidazione.

E’ grazie a questi potenti antiossidanti che, secondo recenti studi, aiuta a prevenire il cancro, contrasta i radicali liberi, abbassa il colesterolo “cattivo” nel sangue e protegge dalle malattie cardiovascolari.

Da recenti ricerche condotte presso l’Università della Louisiana è emerso che, a parità di quantità, il riso nero, oltre a possedere un più alto quantitativo di antociani ed altri antiossidanti rispetto al mirtillo, contiene una maggior quantità di vitamine E, di fibre vegetali e ha meno calorie perchè più povero di zuccheri.

I processi di lavorazione a cui il riso nero viene sottoposto sono leggeri a tal punto che gli permettono di mantenere intatti i suoi principi attivi e le sue proprietà organolettiche.

Essendo altamente digeribile, questa varietà di riso è ottima per chi soffre di problemi digestivi, per i bambini e gli anziani. E’ un alimento indicato nelle diete ipocaloriche e degli sportivi, grazie al suo basso contenuto di zuccheri.

Il Riso Nero contiene: sali minerali (come ferro, calcio, selenio, zinco), proteine, una piccola quantità di lipidi, vitamine del gruppo B (come quelle B1, B2 e la niacina), infine glucidi come amido. Il Riso Nero non contiene nessuna quantità di glutine. 

Una ricetta consigliata: 
RISO VENERE AL SALMONE,  RUCOLA E POMODORINI

INGREDIENTI, per 2 persone:
un bicchiere di riso Venere integrale
100 g di salmone affumicato
50 g di rucola 70 g di pomodorini 
aglio in polvere
olio EVO
sale

PREPARAZIONE:

Lessare il riso secondo i tempi indicati sulla confezione, scolatelo accuratamente, mescolatelo con un filo di olio extravergine di oliva. Nel frattempo, tagliate il salmone a pezzetti e fatelo saltare per pochissimi minuti (2 al massimo) in una padella antiaderente (senza olio) con un pizzico di aglio in polvere. Tagliate i ciuffetti di rucola e i pomodorini a spicchi, e unite il tutto con il salmone al riso, mescolando con cura; se necessario, aggiungete un poco di olio. Lasciate riposare qualche momento coperto, prima di servire, affinchè tutti i sapori si possano amalgamare bene. Si può consumare anche freddo. Buon appetito!

alimentazione, integrazione, salute

L’olio di semi di lino

Semi di lino

L’olio di semi di lino è un alimento alleato della nostra salute, per la sua ricchezza di acido alfa linolenico (ALA),capostipite degli acidi grassi omega 3, importantissimi dal punto di vista nutrizionale per le proprietà antinfiammatorie e neuro, cardio-protettive.

I grassi vengono depositati nell’organismo sotto forma di trigliceridi, i quali sono formati da 3 molecole di acidi grassi che vanno a legarsi a una molecola di glicerolo.

Gli acidi grassi si dividono in : 

  • ACIDI GRASSI SATURI;
  • ACIDI GRASSI MONOINSATURI;
  • ACIDI GRASSI POLINSATURI.

Quelli più dannosi sono quelli saturi, che troviamo nella carne, uova, latte e derivati di origine animale. 
Sono grassi “buoni” quelli polinsaturi, rappresentati dagli acidi grassi omega 3 e omega 6,(detti anche acidi grassi essenziali in quanto l’organismo non è in grado di sintetizzarli a partire da altre sostanze lipidiche).
E’ fondamentale che il loro rapporto rimanga entro certi limiti, sembra infatti che molte patologie cronico-degenerative e infiammatorie vedano come causa favorente uno squilibrio nell’assunzione di queste sostanze, con una eccessiva assunzione di omega 6 rispetto agli omega 3.
Oggi la nostra alimentazione é sbilanciata verso gli omega 6. Questi sono infatti presenti in tutti gli oli vegetali e oggigiorno la maggior parte dei cibi confezionati li contiene tra gli ingredienti.
E’ proprio l’utilizzo sempre maggiore di questi alimenti industriali che ha portato nella popolazione ad avere un rapporto medio fra omega 3 e 6 di 1:10, addirittura in certi paesi di 1:20.

Il bilancio corretto per una dieta salutare non deve superare il rapporto 1 a 4 tra omega 3 e omega 6.

Vediamo i rapporti tra omega 3 e 6 negli oli vegetali:
Olio d’oliva 1:9
Olio di girasole 1:71
Olio di arachidi 1:62
Olio di soia 1:8
Olio di canapa 1:3
Olio di colza 1: 2
Olio di lino 4:1

Come si può vedere l’olio di lino è quello più ricco di omega 3 e questo fa capire quanto sia fondamentale per la salute.

L’olio di semi di lino è ricco di acido linolenico, precursore degli omega 3. Questo composto è molto delicato in quanto si ossida. Per tale motivo nella sua preparazione bisogna seguire un particolare processo tecnologico, con estrazione a freddo dell’olio, in ambiente riparato dalla luce, a temperatura costante (basso calore) e sottovuoto. Tutto ciò serve ad evitarne l’ossidazione.

Deve essere imbottigliato in bottiglie opache, conservato in frigorifero già dal produttore e anche il venditore deve avere la stessa accortezza.
Una volta acquistato e aperto la sua durata è di circa un mese. Ci si accorge che non è più buono quando comincia ad avere un sapore sgradevole. 

Ricordiamoci quindi di conservarlo sempre in frigorifero (dai 20°C ai 40°C l’olio è a rischio, oltre i 40°C perde tutte le sue proprietà).

Comperatelo solo se lo trovate in un ambiente refrigerato e controllate che l’azienda produttrice abbia seguito i giusti procedimenti (controllate che l’etichetta riporti la dicitura “da frigo”).

Per quanto riguarda l’utilizzo va consumato a crudo sui cibi, mai per la cottura. 

alimentazione

Cibi alcalinizzanti

L’equilibrio tra acidità e alcalinità è fondamentale per il buon funzionamento del nostro organismo, il quale ha tutta una serie di meccanismi (respirazione, reni, produzione ormoni) per mantenerne un giusto bilanciamento.

Alcuni cibi alcalinizzanti

Un pH inferiore a 7 indica una sostanza acida
Un pH superiore a 7  indica una sostanza alcalina
Un pH uguale a 7 indica una sostanza neutra

Più il pH è basso più la sostanza è acida, discorso inverso per una sostanza alcalina, maggiore è il pH maggiore è la basicità.

Il nostro organismo per mantenersi in un ottimale stato di salute deve avere un pH 7,365, quindi leggermente alcalino; questo lo si può misurare nel sangue, nelle urine, nella saliva.
Può succedere che il pH viri verso l’acidità (acidosi metabolica) e meno frequentemente verso l’alcalinità. 

Cause di acidosi metabolica:

  1. Insufficiente apporto di acqua.
  2. Sport molto intenso.
  3. Consumo di medicinali.
  4. Stress.
  5. Vita sedentaria.
  6. Eccessivo apporto di alimenti acidificanti.
  7. Scarso apporto di alimenti alcalinizzanti

Guardando i fattori causali ci si può rendere conto come nella nostra società moderna sia facile andare incontro ad acidosi.

Cosa succede quando si è in acidosi metabolica

L’organismo, per eliminare l’eccesso di scorie acide, utilizza i polmoni con l’espirazione, e i reni con le urine. Quando però questi meccanismi vengono fortemente sollecitati il nostro corpo, per riequilibrare questa situazione, è costretto a prelevare calcio, potassio, sodio e magnesio (minerali alcalini) da ossa, muscoli e cellule di tutti i tessuti. 

Se questa situazione si perpetua nel tempo, il rischio è quello di andare incontro ad alterazioni  alle ossa con osteoporosi, danni ai denti con decalcificazioni e carie dentali,  indebolimento dei capelli, problemi alle articolazioni (gotta, artrite, artrosi). A livello muscolare possiamo avere crampi, dolori agli arti, tremori. A livello cutaneo si possono manifestare eczemi, acne, foruncolosi. 

L’ambiente acido, oltre a inibire l’assorbimento delle sostanze nutritive, ostacola sia  la depurazione cellulare che la riparazione dei tessuti danneggiati; sembra inoltre che favorisca lo sviluppo delle cellule tumorali che utilizzano un metabolismo anaerobico (assenza di ossigeno), caratteristico dell’ambiente acido.L’acidosi inoltre causa un aumento di microrganismi patogeni responsabili delle  malattie che trovano nell’ambiente acido il terreno ideale per la loro riproduzione e sopravvivenza.
E’ con un pH leggermente alcalino, quindi in equilibrio,  che l’organismo può assorbire e assimilare tutte le sostanze nutritive utili per la sua salute. In queste condizioni il corpo funziona al massimo delle sue potenzialità.

Per questa ragione bisogna cercare di mangiare per il 70% cibi alcalinizzanti e per il 30% cibi acidificanti.

Sono alcalinizzanti gli alimenti che dopo l’ossidazione danno un residuo alcalino apportando calcio, sodio, magnesio e potassio (es. il limone).

Sono acidificanti gli alimenti che dopo l’ossidazione danno un residuo acido apportando zolfo, fosforo e cloro.

Alimenti acidificanti
Carne, pesce, formaggio, grassi animali, uova, zucchero e tutti i dolci, frutti di mare, farina raffinata e suoi derivati, caffè, cioccolato al latte, alimenti confezionati con conservanti contenenti additivi acidificanti, cereali raffinati, cibi troppo cotti (la cottura elimina l’ossigeno aumentando l’acidità), alcool, margarina. 

Alimenti alcalinizzanti
Legumi (tranne fagioli e lenticchie), cereali, frutta, frutta secca, tutte le verdure, germogli, noci, mandorle, nocciole, pinoli, pistacchi, le spezie, semi di zucca, di sesamo, di papavero, miele.
Anche l’acqua che comperiamo ha un pH, lo potete trovare scritto sulla confezione, quindi meglio scegliere acqua con un pH sopra i 7,5.

Se avete dei dubbi circa l’importanza del controllo del pH nella dieta, potete consultare le  raccomandazioni sull’alimentazione del W.C.R.F. dove gli alimenti “alcalinizzanti” sono quelli maggiormente consigliati.

In conclusione, se vogliamo rimanere il più possibile in salute, è consigliabile mantenere il pH leggermente alcalino come il nostro organismo ci chiede.

alimentazione

Benefici della frutta secca

Nella categoria della frutta secca possiamo elencare noci, nocciole, mandorle, anacardi, pinoli e pistacchi. Tutti questi alimenti hanno delle proprietà benefiche, molto utili in una sana e corretta alimentazione.

Frutta secca: grandi benefici

Molte persone evitano questo tipo di cibo per paura di ingrassare, facendo un grosso errore; infatti si è visto in diversi studi che questa convinzione è sbagliata, anzi il consumo di  frutta secca oltre a non provocare un aumento del peso, comporta benefici alla nostra salute e ci allunga la vita.

Composizione

Nella frutta secca troviamo una elevata quantità di grassi insaturi (grassi “buoni” omega 6 e omega 3), proteine di buona qualità, fibre, vitamine e minerali (potassio,fosforo,ferro), sostanze antiossidanti (carotenoidi e flavonoidi).
Dalla composizione delle sostanze presenti si capisce l’importanza salutare di questi alimenti ai quali vengono attribuiti proprietà antinfiammatorie, antitumorali, cardioprotettive e antiossidanti.
Si è visto che chi consuma giornalmente questi alimenti ha minor rischio di ammalarsi di diabete tipo 2, cancro del colon, ipertensione e sindrome metabolica.

Consigli 

La frutta secca può essere mangiata al mattino a colazione nella macedonia, in uno yogurt di soia o in una muesli. 
Inoltre, grazie alla facilità di trasporto, é perfetta a metà mattina o metà pomeriggio come spuntino o merenda: bastano una decina di mandorle per saziarci e ricaricarci .

Conclusione

Alla fine si ritorna sempre allo stesso concetto che non mi stancherò mai di ripetere: “più un cibo è naturale più è salutare“. 
Ricordiamocelo sempre, quando andiamo a fare la spesa, quando andiamo al ristorante, quando vogliamo fare merenda, teniamolo sempre in mente sia per noi che per i nostri cari.
Se vogliamo che la nostra macchina duri a lungo e senza problemi diamogli il carburante giusto.

alimentazione

Usiamo il sale integrale

Il sale marino integrale viene ottenuto semplicemente dall’evaporazione dell’acqua di mare e quindi si tratta di un prodotto naturale non raffinato dal colore grigiastro che contiene molti minerali e sostanze utili per il nostro organismo. Infatti nel sale integrale è rappresentata in pratica tutta la tavola periodica degli elementi, tra cui oligoelementi fondamentali per il nostro benessere, come zinco, magnesio e iodio.  

Usiamo il sale marino integrale

Tutti questi elementi estremamente utili vengono persi con la raffinazione, per poi di nuovo essere reintrodotti artificialmente, come si fa nel caso dello iodio con il sale iodato.

È molto diverso quindi assumere un sale come quello marino integrale che contiene praticamente una grande quantità di sostanze utili piuttosto che uno raffinato e sbiancato che apporta al nostro organismo solo sostanze dannose senza darci alcun beneficio.


Usiamo il sale integrale

Ma perché allora si arriva a raffinare il sale, visto che sembra un processo dannoso, alterando la qualità di un prodotto di per sé ricco di sostanze importanti? In genere l’industria motiva la necessità di raffinare il sale con lo scopo di eliminare le impurità ed eventuali sostanze tossiche. Questo discorso può avere un senso quando si parla dell’estrazione del sale da miniere di salgemma, per eliminare eventuali tracce di metalli pesanti, che possono essere nocivi per la salute. Ma quando si parla di sale marino, raccolto in seguito all’evaporazione dell’acqua del mare, la raffinazione diventa inutile se non dannosa, privando il sale marino di tutti gli oligoelementi veramente utili al nostro corpo.

Usiamo poco sale e integrale

Sappiamo che bisognerebbe consumare poco sale con l’alimentazione, anche se non è spesso una cosa semplice, avendo le nostre papille gustative ormai abituate a sapori poco naturali e più decisi degli alimenti che introduciamo, spesso anche per l’abuso che l’industria alimentare fa di esaltatori di sapidità, come il glutammato monosodico.

Un  moderato quantitativo di sale è però accettabile nella nostra dieta quotidiana e si consiglia di non superare i 3-5 grammi al giorno,  corrispondenti a circa un cucchiaino. Bisogna però anche considerare che, oltre a quello aggiunto nel cibo, introduciamo anche il sale contenuto già negli alimenti, in quantità spesso notevoli quando si tratta di cibi dell’industria alimentare. Quindi i famosi 3-5 grammi devono essere rapportati alla quantità introdotta complessivamente. 

Quantità eccessive di sale sono sicuramente nocive per la salute, perché portano all’interno del nostro corpo un eccesso di sodio, sotto forma di cloruro di sodio, che altera l’equilibrio a livello cellulare fra sodio e potassio e che è alla base di patologie cardiache per difetti di contrazione delle cellule muscolari del cuore. Inoltre l’eccesso di sale porta anche ad un innalzamento della pressione arteriosa, altro fattore di rischio per le patologie cardiovascolari.

Evitiamo quindi di mangiare cibi che contengono molto sale, come le carni conservate e gli insaccati, ma anche di aggiungere sempre sale al cibo. Quando lo facciamo, cerchiamo di usare sale integrale in modica quantità, evitando se possibile quello bianco e raffinato. Una buona alternativa all’uso del sale é il Gomasio, ottenuto dalla tostatura dei semi di sesamo con una piccola  quantità di sale. Si può preparare facilmente in casa come è possibile vedere in questo video del prof. Franco Berrino.

Come preparare il gomasio